FERMIAMO GLI ACCORDI DI LIBERO SCAMBIO TRA L’UNIONE EUROPEA E I PAESI PIU’ POVERI DI AFRICA, CARAIBI E PACIFICO
Se i lavori della WTO e tutti i negoziati multilaterali sono più facilmente sotto i riflettori dei media e dell’opinione pubblica, ci sono altre trattative che invece si stanno svolgendo più discretamente, e delle quali la maggior parte dei cittadini resta all’oscuro. Dal 2002 l’Unione Europea e i Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, (definiti gruppo ACP), stanno negoziando Accordi di Partnership Economica (Economic Partnership Agreements, o più brevemente EPAs), come tappe dell’Accordo di Cotonou, trattato di cooperazione politica ed economica che nel 2000 ha raccolto l’eredità della prima convenzione di cooperazione (Convenzione di Yaoundé) sottoscritta nel 1964 e proseguita con le quattro convenzioni di Lomé, l'ultima delle quali è scaduta il 29 febbraio 2000.
L’obiettivo degli EPAs è di stabilire “nuovi aggiustamenti negli scambi, compatibili con le regole della WTO, che rimuovano progressivamente le barriere agli scambi tra Unione Europea e Paesi ACP”, e che dovrebbero costruire “iniziative di integrazione regionale tra I Paesi ACP” e promuovere “sviluppo sostenibile contribuendo in quegli stessi Paesi allo sradicamento della povertà”.
Gli Accordi di Partnership Economica attualmente in discussione sono essenzialmente accordi di libero scambio.
L’Unione Europea ha spinto perché questi accordi fossero fondati su una rigida interpretazione delle regole della WTO, prevedendo l’eliminazione di tutte le barriere commerciali su più del 90% degli scambi tra Europa e Paesi ACP, e nel più breve tempo possibile. Per di più l’Europa sta chiedendo di aprire nuovi negoziati in tema di investimenti, concorrenza, facilitazioni commerciali, commesse governative, protezione dei dati e servizi. I negoziati sui primi quattro tra questi temi in sono stati respinti ambito WTO dai Paesi ACP per il loro impatto negativo sullo sviluppo. Dietro la maschera di una “cooperazione per lo sviluppo” l’Unione Europea sta, di fatto, riproponendo attraverso gli EPA la propria agenda liberista sostenuta in ambito WTO.
Nonostante la forte riluttanza manifestata dai Paesi ACP, la Commissione Europea ha fatto pesanti pressioni politiche ed economiche per affrettare gli accordi di libero scambio senza un sufficiente approfondimento. Tutte le voci che si sono levate in Europa e nei Paesi ACP per indurre la Commissione a considerare altre opzioni sono state ignorate. Per colpa di una pesante dipendenza dagli aiuti internazionali, i Paesi ACP hanno poche possibilità di resistere alla richiesta dell’Unione di aprire i loro mercati alle merci ed ai servizi europei. L’enfasi schiacciante posta sulla liberalizzazione nei negoziati EPA prova che il loro obiettivo è quello di ampliare l’accesso dell’Europa ai mercati ACP, piuttosto che l’accesso dei Paesi ACP allo sviluppo.
I tentativi di realizzare un’integrazione regionale sono centrali nelle strategie di sviluppo dei Paesi ACP. Gli Accordi di Partnership Economica con l’Europa mettono in pericolo il fragile processo di integrazione regionale ed espongono i produttori di quei Paesi a un’impari concorrenza con l’Europa nei mercati interni e dell’area. Il risultato sarà una disoccupazione più forte, la perdita di mezzi di sostentamento, l’insicurezza alimentare e la disuguaglianza sociale. I Governi dei Paesi ACP si troveranno a dover affrontare perdite significanti nelle entrate pubbliche a causa dell’eliminazione delle tasse sulle importazioni e continueranno a subire il problema della volatilità dei capitali che si accompagna alla liberalizzazione. Mentre la Commissione Europea sostiene quindi che gli EPA sono strumenti di sviluppo, tutte le analisi indicano che il peso dei cambiamenti introdotti dagli EPA sarà scaricato esclusivamente sulle spalle dei Paesi di Africa, Carabi e Pacifico, inclusi i Paesi meno sviluppati (LDC).
L’Unione Europea ha ridotto gli obiettivi di Cotonou, che puntavano allo sradicamento della povertà e allo sviluppo sostenibile, a un’agenda di investimenti e liberalizzazioni a proprio uso e consumo. Gli Accordi di Partnership Economica aumenteranno il predominio e la concentrazione di società, beni e servizi europei. Così come sono, gli EPA aggraveranno e prolungheranno il declino socio-economico e la fragilità politica che caratterizza molti dei Paesi ACP. Degli Accordi di Partnership Economica basati su trattati di reciprocità commerciale non hanno senso per i Paesi ACP sia da un punto di vista economico che di sviluppo.
E’ per queste ragioni che rigettiamo questi “Accordi di Partnership Economica” così come si prospettano al momento.
Chiediamo una verifica ed una revisione della politica estera commerciale neoliberale dell’Unione Europea, particolarmente rispetto ai Paesi in via di sviluppo. Chiediamo che la cooperazione commerciale tra Unione Europea e Paesi di Africa Carabi e Pacifico si fondi su un approccio che sia
- Basato su un principio di non reciprocità, come previsto in ambito Wto rispetto ai prodotti di particolare interesse (GSP) e al trattamento speciale e differenziale;
- Che protegga i produttori dei Paesi ACP, i loro mercati interni e regionali;
- Che inverta la pressione verso la liberalizzazione degli scambi e dei mercati;
- Che consenta il necessario spazio politico e aiuti i Paesi ACP a perseguire le proprie strategie di sviluppo
Sottoscrivi l’appello al sito internet www.stopepa.org
La storia di questo appello
Nel corso dell’Aprile di quest’anno un piccolo gruppo di rappresentanti di organizzazioni Europee, Africane, Caraibiche e del Pacifico che si battono per un’economia di giustizia di sono incontrate a Bruxelles perché condividevano una comune preoccupazione rispetto alla direzione presa dagli Accordi di Partnership Commerciale (EPAs) che erano in corso di negoziazione tra Unione Europea e il gruppo dei Paesi ACP.
Quando i negoziati EPA/EFTA sono ormai al loro secondo anno di trattative, noi abbiamo convenuto che le collaborazioni economiche di libero scambio sono spinte principalmente dagli interessi delle imprese europee e da quelli di poche élites di privilegiati nei Paesi ACP
I benefici che ne deriverebbero per i cittadini di quei Paesi sono nella migliore delle ipotesi incerti, ma nella peggiore estremamente dannosi. L’Europa ha tutto da guadagnare e niente da perdere, mentre la maggior parte dei produttori dei Paesi ACP ha tutto da perdere e poco da guadagnare. Eppure gli EPA sono stati definiti strumenti per lo sviluppo.
Ma la cosa peggiore è che I negoziati si stanno svolgendo al riparo dall’occhio indiscreto della pubblica opinione, lontano da un dibattito allargato, sia in Europa sia negli stessi Paesi ACP.
Questo breve documento riflette la nostra lettura comune sui negoziati relativi alle aree di libero scambio tra l’Unione Europea e i Paesi ACP. E’ il nostro punto di partenza per richiamare l’attenzione, aprire un confronto pubblico tra le diverse opinioni rispetto a questi negoziati. E’ importante denunciare l’uso della retorica sviluppista a vantaggio delle agende delle imprese multinazionali europee.
Invitiamo i gruppi e i singoli cittadini che condividono il nostro punto di vista e vogliono fare qualcosa a sottoscrivere questo documento. Come cittadini – da entrambe le sponde degli oceani – abbiamo la responsabilità di fare pressione sui nostri per chiedere conto del perché questo genere di accordi vengano sottoscritti in nome dello “sviluppo” e dello “sradicamento della povertà” senza che esista alcuna prova a sostegno dei presunti benefici che apporterebbero ai livelli effettivi di sviluppo.
www.stopepa.org sarà il nostro sito internet di riferimento per scambiare idee, informazioni e opinioni sulla campagna.